Archivio per aprile 2010
Diversità a confronto

Riflessioni

Covoni

Storyboard per acqua e giraffa.

quanto è difficile bere per una giraffa!
In Val Gardena


Somewhere over the rainbow
Da qualche parte sopra l’arcobaleno
proprio lassù, ci sono i sogni che hai fatto
una volta durante la ninna nanna
da qualche parte sopra l’arcobaleno
volano uccelli blu e i sogni che hai fatto,
i sogni diventano davvero realtà
un giorno esprimerò un desiderio
su una stella cadente
mi sveglierò quando le nuvole
saranno lontane dietro di me
dove i problemi si fondono come gocce di limone
lassù in alto, sulle cime dei camini
è proprio lì che mi troverai
da qualche parte sopra l’arcobaleno
volano uccelli blu e i sogni che hai osato fare,
oh perchè, perchè non posso io?
“Somewhere Over The Rainbow” di Israel Kamakawiwo’ol
Val Pusteria & Co.



Nel blu dipinto di blu

Una doccia di luce
Quando riciclare diventa arte, ecco che una obsoleta cornetta da doccia anni ’60 torna a brillare – e proprio il caso di dirlo – di luce propria, grazie alla creatività di Emanuela Falqui e ai fotoni di una lampada alogena da 20W. Una spina, cavo elettrico, trasformatore e tubo flessibile ed ecco che un oggetto altrimenti destinato alla discarica, si riscopre utile e artistico al contempo.
Lacoste (Provence)

I famosi tramonti del Golfo di Sorrento


I treni.
Mi hanno sempre affascinato i treni. Ho sempre trovato in loro un’essenza estremamente romantica, sarà per il paradigma del viaggio, per il loro trasportare persone, emozioni, sogni. Per l’allegorico incedere su un percorso predeterminato. Sarà perchè a volte riuniscono, altre volte separano. Si susseguono e ci oltrepassano, a volte si aspettano, i treni, per poi perderli all’ultimo istante. E quando sei seduto, vicino al finestrino e tutto scorre, come al cinema e maledetto sia quel paesaggio che non viaggia alla stessa velocità della tua immaginazione.
A volte, invece, i treni sono da prendere al volo, non puoi tentennare, non puoi aspettare. Questa volta è andata così.

bedroom

Galana view

Eywa.

…e la savana, che colore ha?
Provate a fare questa domanda. Anzi, provate a farla a voi stessi. Ho sempre immaginato la savana come quanto di più secco-arido-cespuglioso-spinoso e giallo potesse esserci sulla faccia della terra.
Una interminabile distesa piatta come il mare la mattina presto in un caldo giorno di bonaccia. Piatta come un lenzuolo ben stirato ancora sull’asse da stiro. Sarà forse nell’etimologia della parola savana, il segreto della sua assenza di pieghe? Sabana= lenzuolo da letto (in spagnolo). Sarà un omonimia puramente fortuita, o magari che i primi esploratori volessero paragonare la prateria ad un immenso lenzuolo. Chissà.
Comunque, la savana io la immaginavo così. Giallo, secco e cespuglioso.
In realtà, non me ne voglia Piero Angela, un immagine così stereotipata della savana, è probabilmente frutto dei documentari le cui riprese, per via degli enormi campi aperti nei quali è facile inseguire con le camere gli animali, vengono sovente girate in Sud Africa, tipicamente nel Kruger Park.
Beata ignoranza, la mia. Durante il nostro safari fotografico trascorso tra lo Tsavo Est e lo Tsavo Ovest, abbiamo avuto la possibilità di vedere una enorme varietà di paesaggi: dalle immense piane semiaride della parte est, per poi proseguire verso ovest, in un dolce saliscendi di verdi colline e praterie, complice anche la pioggia di alcuni giorni prima. E ancora boschi lussureggianti di palme lungo le rive del Galana, foreste di Jaracanda viola e profumatissime acacie in fiore, per poi trovarsi all’improviso nel nero delle infernali colate laviche di Shetani (che in swahili significa “diavolo”).
Complici le piogge, dicevo, da lungo grandi assenti come ci ha raccontato la nostra amica Camilla, una miriade di coloratissimi insetti, farfalle e bellissimi uccelli con la livrea nuziale, a inebriare il nostro corpo e il nostro spirito.
Alla faccia della savana, secco-arido-cespuglioso-spinoso e…gialla.


Elefanti dello Tsavo
Di che colore sono gli elefanti?
Avete presente la sensazione che ti lascia una domanda posta a bruciapelo, di quelle la cui risposta è talmente scontata da venirti la voglia, non so, di cercare la data di scadenza, come se fosse un prodotto che si trova nel banco di un supermercato? Sia mai, magari costa così poco perchè è già scaduto. Come se venissi a chiederti quante dita hai nella mano, oppure quanto fa due più due.
A Camilla di Bush Company, la nostra meravigliosa guida in Kenya, piace fare questo tipo di domande. La prima volta rimani a pensarci, non ti viene – anche se la risposta, lo sai, è triviale – di rispondere subito e ti metti a cercare un possibile tranello. Poi ti arrendi e dopo aver frugato nella tua mente, sfogliato il catalogo di immagini che nel tempo si sono consolidate tra le sinapsi del tuo cervello, abbandoni la tua risposta.
Sono grigi, gli elefanti. Grazie Piero Angela.
Ma lo stupore, rafforzato dal rumore della demolizione del preconcetto, è grande. No, sbagliato. Gli elefanti, almeno nello Tsavo, sono di terracotta. Rossi come i mattoni, o come i vasi.
E mentre guardi e scatti dal mirino della tua reflex, pensi che la realtà, per essere capita in fondo, va vissuta e vista con i tuoi occhi.
Scusate, ma non vi ho detto perchè gli elefanti dello Tsavo sono rossi. E’ il loro trattamento di bellezza, la terra dello Tsavo, rossa per i minerali di ferro, che con la proboscide si spruzzano sulla pelle per difendersi dal sole e dal caldo.
…ed ecco una foto della bellezza al bagno. Trovata una pozzanghera formatasi dalle recentissime piogge, questo meraviglioso elefante ha iniziato a usare la proboscide per “aerografarsi” di un bellissimo rosso…tsavo.
A proposito di colori…di che colore è la savana?
Kenya
Pensiero del giorno
“Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente…
Uno si chiama ieri,
l’altro si chiama domani,
perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere.”
Dalai Lama
Lisbona

Reserva natural de felicidade






